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Parliamo di... "La stiva e l'abisso" (Recensione)

  • Immagine del redattore: Lo Scisma
    Lo Scisma
  • 22 gen
  • Tempo di lettura: 2 min

Aggiornamento: 22 gen

La stiva e l'abisso; Einaudi, 2018


«[...] è duro,sai, essere esclusi da tutto, ma chissà, forse è meno duro che essere esclusi soltanto da qualcosa.»


Oh no, un’altra recensione di un libro di Michele Mari! Sì, un’altra. Ava è ancora qui a parlarci di Mari perché non capisce. E perché, a differenza di molti scrittori, Mari dà l’impressione di scrivere per il puro gusto di divertirsi (anche quando il divertimento passa da tortura raffinata per tu che lo stai leggendo seduto sul tuo divano).


In La stiva e l’abisso tutto comincia con una bonaccia che blocca un galeone spagnolo in mezzo all’oceano, mentre a bordo si addensa un’aria di febbre, immobilità e paranoia.​Il capitano, bloccato a letto da una cancrena, riceve notizie dal suo Secondo: resoconti confusi, spesso grotteschi, che lui stesso deve completare con l’immaginazione, come se la realtà fosse diventata improvvisamente un racconto mal raccontato.​Da qui Mari fa la cosa che gli riesce meglio: trasforma la nave in un laboratorio di voci, di ossessioni verbali, di storie che si mordono la coda, fino a far venire il dubbio che l’avventura “in mare” sia solo la superficie e che il vero viaggio sia quello nella stiva.


Vorrei potervi dire qualcosa di più della trama, ma ogni cosa che aggiungerei sarebbe uno spoiler. 


Il cuore del romanzo sta proprio nella sensazione di assistere a un’epica che si sfalda: il grande racconto di mare c’è, ma viene risucchiato da una specie di tempesta linguistica, dove ogni personaggio parla troppo, parla male, parla di traverso, ma così facendo rivela qualcosa della trama che si addensa.



Consigliato a… chi ama i romanzi che sembrano romanzi d’avventura ma in realtà sono romanzi sulla letteratura, sulla voce e sul delirio del raccontare, e a chi non si spaventa davanti a una prosa che pretende attenzione.



«- Stiamo parlando di un pesce, signore.

- Sì, ma tanto speciale da spingerti a uccidere.

- Io ho ucciso per le storie.

- Oh! Cosa sento! Ascolta: tu hai due cuccette, in una c'è la più bella baldracca di Spagna, un butirro, nell'altra un pesce cantastorie, dove t'infili?

- Dal pesce.

- Motivo di tanta insania?

- Le gioie della carne passano, le storie restano.»



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