Parliamo di... "Nostra signora della paura"
- Lo Scisma
- 9 apr
- Tempo di lettura: 3 min

Nella nuova stagione di fioritura del gotico al cinema, assistiamo - finalmente - a una presenza maggiore del femminile. Eggers sceglie di mostrare più la sua Ellen del mostro stesso; Del Toro riscrive per Elizabeth un background indipendente da Victor (se avete dimenticato che cosa facesse nel libro a parte morire, è normale: cugina, nonché amica di infanzia di Victor e sua promessa sposa, aspetta paziente il giorno delle nozze...); Fennell decide di raccontarci Catherine in una luce molto più "viva" di quella del libro (sì, il pessimo umorismo era voluto, scusate). E quindi, che cosa possiamo imparare da questa nuova onda di pussy horror?
Prima di farvi arrabbiare, tre precisazioni:
non sarà preso in considerazione La sposa di Gyllenhaal perché è un film felicemente, magnificamente femminista;
quello che segue non è un giudizio di valore cinematografico: lungi da me sostenere che ciascuno di questi film sia privo di difetti, e, inoltre, lascio il lavoro a chi ha più competenza;
c'è differenza fra orrore e gotico, e la nuova versione di Cime tempestose elimina l'elemento soprannaturale... lo so, lo so, ma seguitemi lo stesso, - forse - il ragionamento avrà un senso.
E soprattutto, da qui in poi, allerta spoileeeeer!
Adesso entriamo nel vivo (o nel non morto) del discorso: che cosa fa paura, davvero, in questi film? Come è usato il personaggio femminile al di là e insieme al mostruoso?
Del Toro relega comunque Elizabeth a un classico personaggio oggetto, agito se non dal desiderio per qualcuno almeno dal disgusto per Victor aka Mascolinità tossica aka feroce bramosia di successo e potere. Il suo intero personaggio di risolve in tre momenti: pallido monologo contro la guerra, passione un po' edgy per gli insetti intrappolati come lei, unione con il mostro. La sua scelta per la creatura dovrebbe risultare qualcosa di personale e liberatorio, ma non aiuta il fatto che il "mostro" in questione sia quel pezzo di manzo di Jacob Elordi, con solo qualche cicatrice in faccia e un micro perizoma addosso. Livello di consapevolezza personale e sessuale... La stessa dei suoi insetti, o di una santa. Finale: morta ovviamente, non tanto per aver amato chi non doveva, più per non dare una soddisfazione a Victor (lasciamo da parte poi l'inquietante idea di usare la stessa attrice per madre e interesse amoroso).
Eggers fa una scelta a prima vista molto più audace, mettendo Ellen al centro della scena, fin da piccola quando ha il primo contatto con il mostro. Non si capisce bene se questa nuova versione sia più figlia di Lucy o di Mina, perché desidera come la prima ma è repressa come la seconda. Lei non sceglie propriamente il mostro, ma viene scelta. Non sceglie nemmeno il marito in realtà, ma viene posseduta in una scena piuttosto problematica di simil stupro (che si avvicina pericolosamente alla classica dinamica del guarda che cosa mi hai fatto fare dell’uomo padrone). In pratica Ellen cammina flagellata dal senso di colpa perché il suo legame con il mostro sta infestando la città, se non fosse che lei Nosferatu non sembra affatto cercarlo. Cos’è allora che sta dannando tutti, che viene dal suo interno, dalla sua infanzia, e fa così paura alla città? Il suo risveglio sessuale. Un passo avanti, quindi: una donna di carne. Sì e no, perché in tutto il film si ribadisce che quella è la causa della disgrazia sociale, e il finale è il sacrificio che purifica la comunità. Consapevolezza: c’è, ma si avvicina alla figura della puttana; desidero: insomma; finale: morta ovviamente.
E veniamo al tanto odiato Cime tempestose di Fennell. Qua l’operazione è diretta: Catherine passa da fantasma a voce narrante, punto di vista, pulsione limbica del film… Ne risente sicuramente Heathcliff, ridotto a “bietolone” ai suoi piedi. Il suo risveglio sessuale è evidenziato in più punti; la sua volontà e desiderio sono chiari e diretti. Il finale non cambia: morta ovviamente, ma morta non per sacrificio o fuga, morta proprio quando e perché il suo desiderio è negato. Catherine non si unisce al mostro, semmai diventa il mostro: il suo stesso corpo si infetta e necrotizza quando sceglie di rientrare nei ranghi della vita borghese che le è stata assegnata. Fennell ribalta le carte: se abbiamo trovato Catherine “mostruosa” perché eccessiva durante tutto il film (troppo desiderante, troppo presente, troppo soggetto per gli standard sociali), ci rendiamo conto che quella era non tanto vitalità, ma vera e propria vita, a confronto con la pulsione di morte dell’essere tornata personaggio oggetto.
Quindi, qual è l’elemento di terrore che questi film ci lasciano per il personaggio femminile? La sessualità, ancora. Negata in un caso, punita nel secondo, celebrata nel terzo. Il risultato non cambia, il femminile deve, ancora e ancora, tornare nei ranghi per smettere di essere una mostruosità perturbante, tornare a essere agito, a essere oggetto desiderato.
Finale: morta, ovviamente.




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